Demansionamento pubblico impiego a Brescia

Per Legge il lavoratore nel pubblico impiego deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o alle mansioni equivalenti nell’ambito dell’area di inquadramento o a quelle corrispondenti ad una qualifica superiore che ha acquisito a seguito di procedure selettive.

Cos’è il demansionamento nel pubblico impiego

In generale il demansionamento è sempre vietato ma nel pubblico impiego questa disciplina ha regole proprie. Rispetto al settore privato vi sono due notevoli differenze:

Il concetto di mansione equivalente è “formale” cioè ancorato ad una valutazione demandata ai contratti collettivi e, pertanto, normalmente non sindacabile dal giudice.

Condizione necessaria e sufficiente affinchè le mansioni possano essere considerate equivalenti è la previsione in tal senso da parte della contrattazione collettiva, indipendentemente dalla professionalità specifica che il lavoratore possa avere acquisito durante il rapporto di lavoro.

Le assegnazioni a mansioni superiori nel pubblico impiego aumentano anche il livello di inquadramento solo se sono state eseguite a seguito di procedure di promozione interna (c.d. progressioni) da un livello ad un altro.

Non ci può essere quindi un demansionamento nel pubblico impiego nemmeno se resta invariata la sua collocazione nell’amministrazione di appartenenza.

La pubblica amministrazione può esercitare nei confronti del lavoratore, lo ius variandi, ovvero il diritto di adibire il personale a mansioni diverse purchè equivalenti a quelle dell’assunzione e purchè non determini alcuna riduzione del trattamento economico.

Costituisce demansionamento illegittimo non solo l’assegnazione a mansioni non corrispondenti all’inquadramento contrattuale del lavoratore, ma anche la sottrazione di tutte o della maggior parte delle mansioni precedentemente esercitate, determinando un danno alla professionalità del lavoratore.

Spesso il demansionamento nel pubblico impiego viene utilizzato come ultima ipotesi per scongiurare la possibilità di un licenziamento o per preservare la salute di una dipendente in gravidanza.

Per questo è fondamentale farsi assistere da un legale esperto in diritto del lavoro.

Quando si verifica il demansionamento nella pubblica amministrazione?

Il demansionamento del dipendente pubblico è illegittimo quindi non solo in caso di assegnazione di mansioni che non corrispondono all’inquadramento contrattuale ma anche quando vengono meno tutte o gran parte delle mansioni precedentemente esercitate dal lavoratore stesso.

In caso di demansionamento nella pubblica amministrazione il dipendente può rivolgersi al giudice del lavoro per richiedere la condanna del proprio datore al ripristino delle mansioni precedentemente svolte nonché al risarcimento del danno subito. Si tratta in particolare di un danno alla professionalità, all’immagine e da perdita di chance.

Tale danno viene, di regola, calcolato in via equitativa, sebbene la giurisprudenza si sia ormai orientata nel senso di far riferimento ad una quota della retribuzione mensile, crescente col perdurtare nel tempo della lesione della professionalità.

In relazione ai presupposti per il risarcimento del danno da demansionamento, in giurisprudenza si sono formati tre orientamenti:

  • Secondo un primo orientamento in caso di demansionamento illegittimo che comporti danni alla vita professionale e di relazione del lavoratore, è possibile il risarcimento del danno derivante dal pregiudizio di natura non patrimoniale subito da liquidarsi in via equitativa. Il lavoratore deve tuttavia dimostrare la sussistenza del danno.
  • Secondo un altro orientamento, i profili lesi in caso di demansionamento sono diversi e solo in parte hanno rilievo economico. In primis rileva il diritto fondamentale del lavoratore alla libera esplicazione della professionalità nel luogo di lavoro e nella vita di relazione. Si ammette quindi il risarcimento in via equitativa anche senza dimostrazione del pregiudizio professionale.
  • Un ulteriore orientamento, intermedio, prevede che il giudice possa desumere l’esistenza del danno in base agli elementi di fatto relativi alla durata della dequalificazione nel pubblico impiego o ad altre circostanze di fatto. In caso di accoglimento del ricorso, al dipendente pubblico spettano la reintegrazione delle mansioni che in origine gli erano state assegnate ed il risarcimento per il danno subito.

Se sei in dubbio o hai subito una delle situazioni sopra descritte, contatta l’Avvocato del lavoro a Brescia, Simona Micotti. Puoi farlo senza alcun impegno via mail o telefono.

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Vediamo alcune recensioni sul lavoro che ho svolto da parte di alcuni nostri clienti.

Matteo Manzella

Matteo Manzella



Ho conosciuto l'avvocato Micotti su indicazione di un conoscente. In questi casi, quando manca una conoscenza diretta, spesso si è titubanti soprattutto se si ha la necessità di affidarsi ad un professionista che ispiri fiducia. L'avvocato Simona Micotti mi ha accompagnato passo dopo passo per risolvere il mio problema facendomi sentire accolto fin da subito sentito; non mi sono mai sentito un caso.

Lavoravo da circa due anni presso lo studio di un commercialista, con un contratto di collaborazione occasionale. In realtà lavoravo full time otto ore al giorno dal lunedì al venerdì e lo stipendio mi veniva versato in nero.

Mi sono rivolto all’avv. Simona Micotti in quanto, in seguito ad un infortunio in cui avevo subito la rottura di un braccio, essendo costretto a stare a casa per tre mesi, il mio datore di lavoro non mi versava più lo stipendio e non avevo neppure certezze in merito alla continuazione della collaborazione e al mio rientro in attività.
Mi ero rivolto al sindacato di zona che, dopo un tentativo di trattativa, mi ha consigliato di rivolgermi ad un legale.

L’avvocato Simona Micotti ha avviato una causa davanti al Giudice del lavoro. La vertenza è stata conclusa con un accordo conciliativo: ho ricevuto un cospicuo risarcimento per il mancato versamento dei contributi oltre alla liquidazione del TFR.

Consiglierei  l'avvocato Micotti per le sue qualita'. E'una professionista preparata, seria e con le idee chiare. Affidabile e pronta ad andare fino in fondo.

Ramon Marchina

Ramon Marchina



Ero stato assunto a tempo indeterminato presso una piccola ditta artigiana, ma il lavoro negli ultimi mesi era notevolmente calato così avevo trovato un’altra occupazione. Mi sono rivolto all’avv. Micotti, su consiglio di alcuni miei colleghi che la conoscevano, perché avevo intenzione di dimettermi e temevo ritorsioni quali il mancato pagamento dello stipendio e del TFR, anche perché con i pagamenti il mio datore di lavoro era indietro di tre mensilità.

L’avv. Micotti mi ha innanzitutto informato che avevo l’obbligo di dare il preavviso, pertanto, quando sono arrivato in officina e mi è stato detto di andarmene via subito ho preteso, come mi aveva detto l’avvocato, che mi venisse firmata una dichiarazione di rinuncia al preavviso.

Successivamente l’avv. Micotti ha richiesto che mi venissero pagati gli stipendi arretrati e il TFR, ma il mio datore di lavoro continuava ad accampare scuse, così l’avvocato, ha immediatamente depositato un ricorso in tribunale.

Il giorno prima dell’udienza il mio datore di lavoro per evitare la causa ha versato quanto mi era dovuto, oltre ad un risarcimento per le spese legali e il ritardo nel pagamento.

Consiglio l’avvocato Simona Micotti in quanto è chiara e precisa, mi ha spiegato subito come dovevo comportarmi e come si doveva trattare col mio datore di lavoro. Ha ottenuto il risultato che desideravo velocemente e mi sono sentito tutelato fin da subito.

Carlo Trevisani

Carlo Trevisani



Ho lavorato per oltre vent’anni presso un Hotel. Negli ultimi anni la proprietaria dell’hotel aveva deciso di appaltare alcuni servizi a società esterne. Da allora i dipendenti venivano licenziati e riassunti periodicamente dalle nuove società che gestivano i servizi.

Io ero formalmente assunto come facchino, ma in realtà svolgevo la mansione di giardiniere.
La nuova datrice di lavoro dopo avermi inviato ben 5 lettere di contestazione disciplinare per fatti innocui mi sospendeva cautelarmente dal lavoro ritenendo che il fatto che avessi la maglietta sporca fosse talmente grave da giustificare detto provvedimento.

Tramite l’associazione sindacale rispondevo alle contestazioni chiedendo senza esito un incontro.
Trovandomi nell’impossibilità di tornare al lavoro e di risolvere la vicenda mi rivolgevo all’avv. Simona Micotti.

Quest’ultima ha avviato un ricorso urgente presso il Tribunale del Lavoro. In meno di un mese il provvedimento cautelare è stato ritenuto illegittimo e la datrice di lavoro è stata condannata a reintegrarmi immediatamente nel posto di lavoro pagandomi tutte le competenze maturate oltre alle spese legali. Con l’avvocato Simona Micotti ho avuto un’eccellente esperienza.

Ho riscontrato massima serietà, molta cordialità e sensibilità, ottima disponibilità al dialogo. Mi sono sentito a mio agio e ho ottenuto ottimi risultati.

Consiglio l’avvocato Simona Micotti in quanto in uno dei momenti più buoi in cui non sapevo come sarebbe stato il mio futuro mi ha fornito un valido sostegno morale e la speranza e la pazienza per credere nella possibilità di risolvere la mia situazione.

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