Licenziamento per mancanza di lavoro a Brescia

Tra i casi di licenziamento effettuati dai datori di lavoro quello del licenziamento per mancanza di lavoro è tra i più frequenti.

Licenziamento per mancanza di lavoro: di cosa si tratta?

Questa forma di licenziamento, rientra nel giustificato motivo oggettivo in quanto è relativa a motivazioni che non dipendono dal lavoratore ma dall’azienda come, ad esempio, la crisi aziendale, il calo del fatturato, la cessazione dell’attività o l’esternalizzazione delle mansioni del lavoratore.

Cos'è il licenziamento per mancanza di lavoro

Il licenziamento per motivazione economica deve avvenire seguendo una determinata procedura volta ad evitare abusi di potere da parte del datore di lavoro.

Il datore di lavoro se intende effettuare un licenziamento collettivo, quindi relativo ad almeno 5 persone nell’arco di 120 giorni, deve trovare prima un’intesa con i sindacati volta a definire il piano dei licenziamenti ed i criteri che saranno adottati per la scelta dei lavoratori di mandare a casa.

Se il datore di lavoro intende effettuare un licenziamento individuale per mancanza di lavoro, non è necessario alcun accordo con i sindacati, ma le motivazioni poste alla base del provvedimento devono essere veritiere e comprovabili e ci deve essere obbligatoriamente l’impossibilità di ricollocare il lavoratore ad altre mansioni (obbligo di repechage).

Se la motivazione del licenziamento è la cessazione del ramo d’azienda e dalle prove risulta una nuova assunzione per il medesimo incarico o che le mansioni del lavoratore licenziato sono state assegnate ad un altro collega si tratterebbe di licenziamento illegittimo.

Se non viene rispettato l’obbligo di valutazione della ricollocazione, il lavoratore può chiedere un risarcimento ed in alcuni casi essere reintegrato.

Contestare la lettera di licenziamento per mancanza di lavoro

Il lavoratore che ha appena ricevuto una lettera di licenziamento per mancanza di lavoro che ritiene essere ingiustificata deve, entro 60 giorni dal ricevimento, inviare una lettera di contestazione al proprio datore di lavoro (impugnazione stragiudiziale), quindi, entro i successivi 180 giorni promuovere una causa presentando al Giudice degli indizi a fondamento dell’accusa di non veridicità delle cause di licenziamento.

Prima di ricorrere al giudizio in tribunale, il lavoratore può entro 180 giorni comunicare alla controparte la volontà di voler aprire un tentativo di conciliazione e arbitrato e se non sarà accettato o avrà esito negativo, potrà procedere con il ricorso in tribunale entro 60 giorni.

Se ti trovi in uno dei casi sopra descritti non esitare a contattare l’Avvocato Simona Micotti che si occupa della difesa esclusiva dei lavoratori.

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Vediamo alcune recensioni sul lavoro che ho svolto da parte di alcuni nostri clienti.

Matteo Manzella

Matteo Manzella



Ho conosciuto l'avvocato Micotti su indicazione di un conoscente. In questi casi, quando manca una conoscenza diretta, spesso si è titubanti soprattutto se si ha la necessità di affidarsi ad un professionista che ispiri fiducia. L'avvocato Simona Micotti mi ha accompagnato passo dopo passo per risolvere il mio problema facendomi sentire accolto fin da subito sentito; non mi sono mai sentito un caso.

Lavoravo da circa due anni presso lo studio di un commercialista, con un contratto di collaborazione occasionale. In realtà lavoravo full time otto ore al giorno dal lunedì al venerdì e lo stipendio mi veniva versato in nero.

Mi sono rivolto all’avv. Simona Micotti in quanto, in seguito ad un infortunio in cui avevo subito la rottura di un braccio, essendo costretto a stare a casa per tre mesi, il mio datore di lavoro non mi versava più lo stipendio e non avevo neppure certezze in merito alla continuazione della collaborazione e al mio rientro in attività.
Mi ero rivolto al sindacato di zona che, dopo un tentativo di trattativa, mi ha consigliato di rivolgermi ad un legale.

L’avvocato Simona Micotti ha avviato una causa davanti al Giudice del lavoro. La vertenza è stata conclusa con un accordo conciliativo: ho ricevuto un cospicuo risarcimento per il mancato versamento dei contributi oltre alla liquidazione del TFR.

Consiglierei  l'avvocato Micotti per le sue qualita'. E'una professionista preparata, seria e con le idee chiare. Affidabile e pronta ad andare fino in fondo.

Ramon Marchina

Ramon Marchina



Ero stato assunto a tempo indeterminato presso una piccola ditta artigiana, ma il lavoro negli ultimi mesi era notevolmente calato così avevo trovato un’altra occupazione. Mi sono rivolto all’avv. Micotti, su consiglio di alcuni miei colleghi che la conoscevano, perché avevo intenzione di dimettermi e temevo ritorsioni quali il mancato pagamento dello stipendio e del TFR, anche perché con i pagamenti il mio datore di lavoro era indietro di tre mensilità.

L’avv. Micotti mi ha innanzitutto informato che avevo l’obbligo di dare il preavviso, pertanto, quando sono arrivato in officina e mi è stato detto di andarmene via subito ho preteso, come mi aveva detto l’avvocato, che mi venisse firmata una dichiarazione di rinuncia al preavviso.

Successivamente l’avv. Micotti ha richiesto che mi venissero pagati gli stipendi arretrati e il TFR, ma il mio datore di lavoro continuava ad accampare scuse, così l’avvocato, ha immediatamente depositato un ricorso in tribunale.

Il giorno prima dell’udienza il mio datore di lavoro per evitare la causa ha versato quanto mi era dovuto, oltre ad un risarcimento per le spese legali e il ritardo nel pagamento.

Consiglio l’avvocato Simona Micotti in quanto è chiara e precisa, mi ha spiegato subito come dovevo comportarmi e come si doveva trattare col mio datore di lavoro. Ha ottenuto il risultato che desideravo velocemente e mi sono sentito tutelato fin da subito.

Carlo Trevisani

Carlo Trevisani



Ho lavorato per oltre vent’anni presso un Hotel. Negli ultimi anni la proprietaria dell’hotel aveva deciso di appaltare alcuni servizi a società esterne. Da allora i dipendenti venivano licenziati e riassunti periodicamente dalle nuove società che gestivano i servizi.

Io ero formalmente assunto come facchino, ma in realtà svolgevo la mansione di giardiniere.
La nuova datrice di lavoro dopo avermi inviato ben 5 lettere di contestazione disciplinare per fatti innocui mi sospendeva cautelarmente dal lavoro ritenendo che il fatto che avessi la maglietta sporca fosse talmente grave da giustificare detto provvedimento.

Tramite l’associazione sindacale rispondevo alle contestazioni chiedendo senza esito un incontro.
Trovandomi nell’impossibilità di tornare al lavoro e di risolvere la vicenda mi rivolgevo all’avv. Simona Micotti.

Quest’ultima ha avviato un ricorso urgente presso il Tribunale del Lavoro. In meno di un mese il provvedimento cautelare è stato ritenuto illegittimo e la datrice di lavoro è stata condannata a reintegrarmi immediatamente nel posto di lavoro pagandomi tutte le competenze maturate oltre alle spese legali. Con l’avvocato Simona Micotti ho avuto un’eccellente esperienza.

Ho riscontrato massima serietà, molta cordialità e sensibilità, ottima disponibilità al dialogo. Mi sono sentito a mio agio e ho ottenuto ottimi risultati.

Consiglio l’avvocato Simona Micotti in quanto in uno dei momenti più buoi in cui non sapevo come sarebbe stato il mio futuro mi ha fornito un valido sostegno morale e la speranza e la pazienza per credere nella possibilità di risolvere la mia situazione.

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