Licenziamento senza giusta causa a Brescia

La legge tutela i lavoratori dai licenziamenti abusivi e stabilisce che l’interruzione del rapporto di lavoro può avvenire solo in determinate condizioni.

Cos’è il licenziamento senza giusta causa

Il licenziamento senza giusta causa si ha quando il lavoratore viene appunto licenziato in tronco, con l’accusa di aver commesso inadempienze talmente gravi da non poter continuare nemmeno in via temporanea il rapporto di lavoro ma, in realtà, o le inadempienze non sussistono o non sono talmente gravi da essere punite con il licenziamento.

In tutti questi casi, il dipendente è stato quindi vittima di un licenziamento illegittimo e a seconda del tipo di illegittimità potrà ricevere diverse forme di tuela giudiziale.

Cosa fare in caso di licenziamento senza giusta causa

In caso di licenziamento in tronco senza giusta causa, con imputazione quindi di comportamenti inesistenti o inesatti, il dipendente può agire fin da subito per far valere i propri diritti.

Entro 60 giorni dalla comunicazione della fine del rapporto deve impugnare il licenziamento a mezzo di raccomandata o per mezzo del proprio legale ed entro 180 giorni da questa impugnazione stragiudiziale il ricorso deve essere depositato in Tribunale.

La tutela prevista in caso di licenziamento senza giusta causa varia in realtà in base al numero di dipendenti dell’azienda stessa.

Licenziamento senza giusta causa prima del job Act

Per quanto riguarda il licenziamento in tronco senza giusta causa (quindi illegittimo) per un contratto di lavoro iniziato il prima del mese di marzo 2015, la tutela che viene riconosciuta al lavoratore varia in base al numero dei dipendenti dell’azienda. 

Per un’azienda con meno di 15 dipendenti, il datore è condannato a pagare, oltre all’indennità sostitutiva del preavviso, un’indennità di importo variabile tra 2,5 e 6 mensilità, calcolata sulla base della retribuzione globale di fatto risultante dalla tua ultima busta paga.

L’importo dell’indennità deve tener conto di alcuni criteri quali l’anzianità del lavoratore, il numero dei dipendenti occupati, le dimensioni dell’azienda, il comportamento e le condizioni delle parti.

Per un’azienda con più di 15 dipendenti si prospettano invece diversi tipi di tutela ove manchino gli estremi del licenziamento il datore di lavoro viene condannato al reintegro per il licenziamento senza giusta causa e al pagamento di un’indennità risarcitoria che non può essere superiore a dodici mensilità della retribuzione globale di fatto, oltre al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dal giorno del licenziamento fino a quello della effettiva reintegrazione.

In questo caso al lavoratore è concersso il diritto di opzione: può scegliere se rientrare nel posto di lavoro o richiedere il pagamento di un’ulteriore indennità risarcitoria pari a 15 mensilità.

In tutti gli altri casi in cui manca la giusta causa o il giustificato motivo soggettivo, il rapporto cessa dalla data del licenziamento ed il datore è condannato a pagare un’indennità risarcitoria tra un minimo di dodici e un massimo di ventiquattro mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto.

L’importo dell’indennità deve tener conto di alcuni criteri quali l’anzianità del lavoratore, il numero dei dipendenti occupati, le dimensioni dell’azienda, il comportamento e le condizioni delle parti.

Nel caso in cui il datore abbia licenziato non rispettando le norme del procedimento disciplinare, questo deve risarcire con un’indennità compresa tra un minimo di sei ed un massimo di dodici mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto.

Quando spetta il risarcimento per il licenziamento senza giusta causa e il reintegro?

Con l’entrata in vigore del Jobs Act, in caso di licenziamento disciplinare illegittimo, vi sono altri tre diversi tipi di tutela:

  • Se il fatto contestato non si è mai verificato o non è antigiuridico in quanto non costituisce violazione di norme comportamentali, il licenziamento è annullato e al dipendente spetta il reintegro per il licenziamento senza giusta causa, un’indennità risarcitoria (massimo 12 mensilità) basata sulla retribuzione utile per il calcolo del TFR, dal giorno del licenziamento fino a quello dell’effettiva reintegrazione, oltre al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dal giorno del licenziamento fino a quello dell’effettiva reintegrazione. Anche in questo caso il lavoratore può sceglier un’ulteriore indennità (massimo 15 mensilità) al posto della reintegrazione.
  • Se il fatto è avvenuto ma non è così grave da scatenare il licenziamento, il datore deve pagare un’indennità pari a due mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR per ogni anno di servizio (minimo quattro e massimo 24 mensilità).
  • Se il licenziamento è stato intimato senza rispettare le norme del procedimento disciplinare, il datore deve pagare un’indennità pari a una mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR per ogni anno di servizio (minimo due e massimo 12 mensilità).

In caso di azienda con meno di 15 dipendenti, con il Jobs Act, gli importi predetti devono essere dimezzati.

Se sei stato vittima di questa tipologia di licenziamento, contatta l’Avvocato Simona Micotti senza alcun impegno via mail o al telefono.

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Vediamo alcune recensioni sul lavoro che ho svolto da parte di alcuni nostri clienti.

Matteo Manzella

Matteo Manzella



Ho conosciuto l'avvocato Micotti su indicazione di un conoscente. In questi casi, quando manca una conoscenza diretta, spesso si è titubanti soprattutto se si ha la necessità di affidarsi ad un professionista che ispiri fiducia. L'avvocato Simona Micotti mi ha accompagnato passo dopo passo per risolvere il mio problema facendomi sentire accolto fin da subito sentito; non mi sono mai sentito un caso.

Lavoravo da circa due anni presso lo studio di un commercialista, con un contratto di collaborazione occasionale. In realtà lavoravo full time otto ore al giorno dal lunedì al venerdì e lo stipendio mi veniva versato in nero.

Mi sono rivolto all’avv. Simona Micotti in quanto, in seguito ad un infortunio in cui avevo subito la rottura di un braccio, essendo costretto a stare a casa per tre mesi, il mio datore di lavoro non mi versava più lo stipendio e non avevo neppure certezze in merito alla continuazione della collaborazione e al mio rientro in attività.
Mi ero rivolto al sindacato di zona che, dopo un tentativo di trattativa, mi ha consigliato di rivolgermi ad un legale.

L’avvocato Simona Micotti ha avviato una causa davanti al Giudice del lavoro. La vertenza è stata conclusa con un accordo conciliativo: ho ricevuto un cospicuo risarcimento per il mancato versamento dei contributi oltre alla liquidazione del TFR.

Consiglierei  l'avvocato Micotti per le sue qualita'. E'una professionista preparata, seria e con le idee chiare. Affidabile e pronta ad andare fino in fondo.

Ramon Marchina

Ramon Marchina



Ero stato assunto a tempo indeterminato presso una piccola ditta artigiana, ma il lavoro negli ultimi mesi era notevolmente calato così avevo trovato un’altra occupazione. Mi sono rivolto all’avv. Micotti, su consiglio di alcuni miei colleghi che la conoscevano, perché avevo intenzione di dimettermi e temevo ritorsioni quali il mancato pagamento dello stipendio e del TFR, anche perché con i pagamenti il mio datore di lavoro era indietro di tre mensilità.

L’avv. Micotti mi ha innanzitutto informato che avevo l’obbligo di dare il preavviso, pertanto, quando sono arrivato in officina e mi è stato detto di andarmene via subito ho preteso, come mi aveva detto l’avvocato, che mi venisse firmata una dichiarazione di rinuncia al preavviso.

Successivamente l’avv. Micotti ha richiesto che mi venissero pagati gli stipendi arretrati e il TFR, ma il mio datore di lavoro continuava ad accampare scuse, così l’avvocato, ha immediatamente depositato un ricorso in tribunale.

Il giorno prima dell’udienza il mio datore di lavoro per evitare la causa ha versato quanto mi era dovuto, oltre ad un risarcimento per le spese legali e il ritardo nel pagamento.

Consiglio l’avvocato Simona Micotti in quanto è chiara e precisa, mi ha spiegato subito come dovevo comportarmi e come si doveva trattare col mio datore di lavoro. Ha ottenuto il risultato che desideravo velocemente e mi sono sentito tutelato fin da subito.

Carlo Trevisani

Carlo Trevisani



Ho lavorato per oltre vent’anni presso un Hotel. Negli ultimi anni la proprietaria dell’hotel aveva deciso di appaltare alcuni servizi a società esterne. Da allora i dipendenti venivano licenziati e riassunti periodicamente dalle nuove società che gestivano i servizi.

Io ero formalmente assunto come facchino, ma in realtà svolgevo la mansione di giardiniere.
La nuova datrice di lavoro dopo avermi inviato ben 5 lettere di contestazione disciplinare per fatti innocui mi sospendeva cautelarmente dal lavoro ritenendo che il fatto che avessi la maglietta sporca fosse talmente grave da giustificare detto provvedimento.

Tramite l’associazione sindacale rispondevo alle contestazioni chiedendo senza esito un incontro.
Trovandomi nell’impossibilità di tornare al lavoro e di risolvere la vicenda mi rivolgevo all’avv. Simona Micotti.

Quest’ultima ha avviato un ricorso urgente presso il Tribunale del Lavoro. In meno di un mese il provvedimento cautelare è stato ritenuto illegittimo e la datrice di lavoro è stata condannata a reintegrarmi immediatamente nel posto di lavoro pagandomi tutte le competenze maturate oltre alle spese legali. Con l’avvocato Simona Micotti ho avuto un’eccellente esperienza.

Ho riscontrato massima serietà, molta cordialità e sensibilità, ottima disponibilità al dialogo. Mi sono sentito a mio agio e ho ottenuto ottimi risultati.

Consiglio l’avvocato Simona Micotti in quanto in uno dei momenti più buoi in cui non sapevo come sarebbe stato il mio futuro mi ha fornito un valido sostegno morale e la speranza e la pazienza per credere nella possibilità di risolvere la mia situazione.

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